Aprile, un mese lungo il sogno di Nanni di Luca Bifulco
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![]() Se tale idea è alquanto verosimile, è vero che il Nanni/personaggio vive il momento di ripiegamento nel privato. L’insoddisfazione nei confronti della proposta politica porta ad una strategia cosiddetta di exit, di abbandono della partecipazione – almeno di quella più convenzionale. C’è però altro: quel qualcosa legato all’organizzazione della società lungo i binari dell’individualizzazione e di alcuni fattori detti postmoderni. Ora, il film sembra accennare ad una separazione in primo luogo temporale. Pare crearsi una difformità sostanziale tra un tempo pubblico che rimane tacitamente sullo sfondo ed un tempo privato sempre più pervasivo. Non è un caso che la campagna elettorale del 1996 avvenga nello stesso periodo della gestazione che porterà alla nascita di Pietro, o almeno della sua parte più tormentata, fatta di attese, puntigliosa preparazione e imponenti nevrosi. La temporalità personale di Nanni, della sua intimità, qualitativamente ricca e imprevedibile, fatta di gioie, dolori, tensioni, sollievi temporanei che si succedono vorticosamente, è asincrona rispetto a qualsiasi sistema di riferimento oggettivo, al tempo pubblico, fatto di stanchi momenti indistinguibili, ben rappresentati dal grigiore della campagna elettorale. ![]() |
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[1] (2) [3] | ||
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5. Come quando, durante la
progettazione delle riprese, si domanda se
il meccanismo dei play-off di basket
sia stato modificato, o deplora l’uso eccessivo dell’aglio nelle abitudini culinarie dei romani. |
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