Fantascienza, il XXI secolo (7):
pianeti di possibilità

Settima parte di una mappa della letteratura sci-fi del ventunesimo secolo. Autori nuovi e maestri del genere alle prese con il nuovo Millennio, tra rivisitazioni di temi storici ed esplorazioni inedite.

Settima parte di una mappa della letteratura sci-fi del ventunesimo secolo. Autori nuovi e maestri del genere alle prese con il nuovo Millennio, tra rivisitazioni di temi storici ed esplorazioni inedite.


È in una megalopoli sospesa tra i culti animisti della tradizione e le promesse e speranze del futuro che ci conduce Nnedi Okorafor in Laguna (2014). La città è Lagos, già oggi avviata a diventare, al culmine di un turbolento sviluppo, la più popolosa del continente, nonché una delle più grandi al mondo. È qui che il primo contatto con una specie aliena innesca una violenta transizione verso una Nigeria post-capitalista, in una storia raccontata attraverso le interazioni dell’ambasciatrice extraterrestre Ayodele con una biologa marina, un soldato e un musicista hip-hop, che si riveleranno tutti provvisti di strani poteri. A Laguna ha poi fatto seguito la trilogia di Binti, scaturita dall’omonima novella del 2015, vincitrice dei premi Hugo e Nebula: Binti è una giovane namibiana di etnia Himba che eccelle in matematica e viene così ammessa alla prestigiosa università di Oomza. Imbarcatasi clandestinamente su un’astronave per raggiungere la sua destinazione, dovrà affrontare le conseguenze di un dirottamento a opera di una bellicosa specie aliena, che la porteranno a scoprire le ragioni della sua ostilità alla civiltà umana.

Cartografie dell’utopia
La scrittrice nigeriano-americana, nata nel 1974 a Cincinnati (Ohio) da genitori immigrati dalla Nigeria nel 1969, ha scritto molto anche per i fumetti (tra cui diverse storie di Black Panther e Venomverse per la Marvel) ed è molto attiva anche nei dibattiti che stanno contribuendo a traghettare il settore verso una consapevolezza più matura, affrontando gli aspetti più problematici della sua tradizione in risposta a un atteggiamento di compiacente negligenza tenuto per decenni da molti operatori del campo. Si veda, a titolo di esempio, la querelle sul busto di Howard P. Lovecraft usato fino al 2015 come effige del World Fantasy Award, sostituito nel 2016 da un meno divisivo, e di certo anche più presentabile, albero che con i suoi rami abbraccia una luna piena. La nuova statuetta è stata adottata anche in risposta alla questione sollevata da Okorafor in seguito alla vittoria per il miglior romanzo del 2011 con Chi teme la morte? (i cui diritti sono poi stati acquisiti per una serie televisiva prodotta da George R. R. Martin), diventato il primo romanzo di una scrittrice nera a vincere il World Fantasy Award dalla sua istituzione nel 1975. Peccato che Lovecraft si fosse distinto in vita, oltre che per i suoi lavori e la teorizzazione di un orrore cosmico che sfugge a qualsiasi comprensione umana, anche per diversi spregevoli commenti razziali, arrivando persino a comporre nel 1912 un ignobile pezzo da poetastro a tempo perso, di scarso valore e ancor meno gusto, Sulla Creazione dei Negri (cfr. Okorafor 2011).
In relazione anche all’etichetta attribuita a Laguna, Okorafor ha inoltre rigettato la sua classificazione come afrofuturismo, ritenendo il concetto troppo condizionato dalla prospettiva della diaspora propria della cultura afroamericana. Invece, in un post per il suo blog dell’ottobre 2019, ha coniato e promosso l’adozione della nuova definizione di Africanfuturism (che in italiano potremmo provare a rendere come futurafricanismo, sforzandoci di conservarne riferimenti e ispirazione) per descrivere quel sottogenere della fantascienza radicato nella tradizione e nella mitologia africane, slegato da un punto di vista occidentale, tracciando un solco tra l’ispirazione più fantastica delle storie nate in senso all’afrofuturismo rispetto ai lavori che lei riconduce alla nuova corrente, maggiormente orientata a narrazioni fantascientifiche, caratterizzate da un’inconfondibile visione ottimistica, che riposizionano gli elementi mistici delle culture africane sulle coordinate di scenari futuribili. L’autrice ha rivendicato questa definizione anche per il suo ultimo lavoro di ispirazione science fantasy ambientato nell’universo di Chi teme la morte? e del suo prequel The Book of Phoenix, il romanzo breve ancora inedito in Italia Remote Control (2021).

Rimangono invece ascrivibili all’afrofuturismo le opere di Nalo Hopkinson (1960), nata in Giamaica e naturalizzata canadese, e di Colson Whitehead (1969). Di Hopkinson ai lettori italiani è purtroppo arrivato, grazie a Urania, solo la traduzione de Il pianeta di mezzanotte (2000), un’avventura tra universi paralleli che è anche un romanzo di formazione, intriso di folklore caraibico e mitologia creola. Elementi che ritroviamo anche in The Salt Roads (2003), riuscita sintesi di romanzo storico, speculative fiction e realismo magico, e nei racconti di Skin Folk (2001), vincitore del World Fantasy Award per la migliore antologia. Da parte sua, Whitehead si è guadagnato per ben due volte il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2017 con La ferrovia sotterranea e nel 2020 con I ragazzi della Nickel. La ferrovia sotterranea, che si aggiudica anche il National Book Award e l’Arthur C. Clarke Award, è una storia alternativa ambientata prima della Guerra Civile Americana, in cui la Underground Railroad, ovvero la rete informale di itinerari segreti e rifugi sicuri utilizzati nell’Ottocento dagli schiavi afroamericani per fuggire dalle piantagioni del Sud e trovare riparo negli stati abolizionisti e in Canada, viene trasfigurata in una vera rete ferroviaria. Nel 2021 il romanzo è diventato una serie in undici episodi per Amazon, scritta e diretta da Barry Jenkins, con la ventenne sudafricana Thuso Mbedu nel ruolo della protagonista. E potremmo ricondurre all’afrofuturismo anche il nigeriano Efe Tokunbo Okogu, che con Risoluzione 23 (2012) propone una cupa distopia cyberpunk ambientata sì nelle strade violente di Lagos, tra sinistre macchinazioni politiche e cospirazioni ancora più pericolose, ma il cui orizzonte rimane sempre riconducibile ai principi garantiti dalla Costituzione degli USA, con particolare riferimento al quattordicesimo emendamento aggiunto per garantire gli stessi diritti civili agli afroamericani liberati dalla schiavitù. La Risoluzione 23 è una proposta di legge per equiparare i diritti delle IA alle corporazioni, promossa dai costrutti artificiali manipolando i loro esecutori umani. Ma qual è il vero scopo delle IA? Tra Gibson e Dick, Tokunbo ci trascina in un tour de force che è anche una sottilissima sfida intellettuale.
A proposito di sistemi politici, Malka Older, direttamente impegnata come responsabile di programmi di sviluppo e sostegno in zone colpite da disastri naturali ed emergenze umanitarie, con Infomocracy (2016) inaugura una trilogia, proseguita con Null States e State Tectonics, su un sistema di governo globale che ha assicurato una nuova età dell’oro sradicando pressoché definitivamente le guerre e realizzando un diffuso benessere. Ma non tutti sono soddisfatti di questa pax democratica e le ombre di manipolazioni segrete si allungano sull’imminente Election Day. L’inglese David Hutchinson, dal canto suo, a partire dal 2014 con Europe in Autumn inizia a delineare un’Europa del prossimo futuro, divisa in tanti stati rivali, tra i quali si muovono i protagonisti, coinvolti in un intrigo di spionaggio futuristico: nella Fractured Europe Sequence seguiranno altri quattro titoli, nessuno dei quali è stato ancora tradotto in Italia.

Il ricordo delle Terre che abbiamo perso
Nel 2014, Tor Books presenta il primo romanzo di fantascienza di un autore cinese a essere tradotto per il mercato nordamericano: Il problema dei tre corpi di Liu Cixin arriva nella traduzione di Ken Liu, accompagnato da una copertina spettacolare Stephan Martiniere e da un lancio in grande stile, e riesce in breve tempo a catalizzare la curiosità tanto dei lettori abituali quanto di quelli estranei al genere. Alla sua diffusione ha certamente contribuito anche il parere di illustri commentatori, tra i quali lo stesso Barack Obama, all’epoca Presidente in carica degli Stati Uniti d’America. Scritto nel 2006 e originariamente apparso a puntate sulla rivista cinese Science Fiction World, il romanzo presenta tutte le caratteristiche per piacere a diverse fasce di lettori. In parte techno-thriller, in parte intrigo internazionale, mette in scena una crudele cospirazione ai danni della civiltà terrestre da parte di una specie aliena evolutasi nell’ambiente estremamente ostile di Trisolaris, un pianeta in orbita in un sistema di tre stelle, la cui influenza sul suo ecosistema determina vertiginosi sviluppi e ancor più repentini collassi della civiltà autoctona. Quando finalmente i trisolariani/San’ti riusciranno a raggiungere un livello di progresso tale da padroneggiare intelligenza artificiale e meccanica quantistica, tuttavia, useranno questi strumenti per approntare un piano spietato ai danni della specie umana. Come se non bastasse, Liu (classe 1963) approfitta del primo romanzo per imbastire anche una dura critica alle degenerazioni della Rivoluzione Culturale Proletaria, in alcuni dei passaggi più efficaci e interessanti di tutta l’opera.

Un approccio che non può che non lasciare impressionati per il coraggio della denuncia, ma che purtroppo si stempera nei seguiti, tutti imperniati su una visione molto più conciliante con le istituzioni terrestri, che finisce per ridurre la complessità e le problematiche a una contrapposizione semplice e meccanica tra gli invasi e gli invasori.
Il successo del primo libro trasforma l’opera di Liu, inserita nel più ampio quadro della Memoria del Passato della Terra, in un fenomeno globale, la cui risonanza si spinge ben al di là della pur meritata affermazione al premio Hugo del 2015. A partire dal secondo volume, La materia del cosmo (2008), le storie si affollano di personaggi che non riescono sempre a ricevere l’approfondimento necessario per risultare caratterizzati in maniera appropriata e distinguibile dai loro comprimari, e in particolare con il terzo, Nella quarta dimensione (2010), la trama diventa alquanto prolissa, per non dire ripetitiva, nella continua riproposizione di situazioni di scontro con i trisolariani che non aggiungono molto allo slancio di originalità del primo volume, e anzi finiscono per disinnescarlo in soluzioni piuttosto ordinarie, che traggono diretta ispirazione dalla tradizione della fantascienza classica. Malgrado questo, occorre riconoscere a Liu di aver saputo inserire almeno un elemento di interesse degno di nota in ciascuno dei seguiti: in particolare, l’ipotesi della foresta oscura (a cui fa direttamente riferimento il titolo originale) nel secondo libro e la teoria dell’universo simulato nel terzo. La trilogia ha ispirato ben due adattamenti televisivi, nel 2023 con una produzione cinese in trenta episodi distribuita dal canale CCTV (San ti) e nel 2024 con Il problema dei tre corpi, prodotta da David Benioff e D. B. Weiss (reduci dal successo planetario di Game of Thrones) con Alexander Woo, con una prima stagione trasmessa da Netflix, a cui ne seguiranno almeno altre due già annunciate.

Il pianeta Cina
Il successo di Liu ha inoltre aperto la strada ad altri suoi concittadini. Tra i più interessanti, ricordiamo Chen Qiufan (1981), che pone al centro delle sue storie le tematiche dell’ibridazione, degli effetti del consumismo e dell’incompatibilità del capitalismo con qualsiasi velleità di sostenibilità ambientale. Paradigmatiche in tal senso sono sia le storie raccolte da Future Fiction nell’antologia L’eterno addio che la distopia post-cyberpunk del suo romanzo d’esordio, Marea tossica (2013). Altrettanto degna di menzione è Hao Jingfang (1984), vincitrice dello Hugo nel 2016 con il racconto lungo Pechino pieghevole, storia folgorante che mescola l’acume della fantascienza sociologica con le ansie della New Wave e l’estetica cyberpunk. Come Chen e altri scrittori della loro generazione, anche Hao ha un senso spiccato per la critica sociale, che coniuga con una consapevolezza artistica già matura, in particolare nel formato breve dei racconti e delle novelette. Nel 2024 Mondadori ha portato in edicola la sua opera prima: Vagamondi (2020), un romanzo di formazione sullo sfondo di un conflitto interplanetario del XXII secolo. Tra il 2023 e il 2024 è poi uscito diviso in due volumi, Oceano rosso (2004), opera-mondo di Han Song (1965), appartenente alla stessa generazione di Liu, ma il cui senso per la satira e le preoccupazioni sull’occidentalizzazione della Cina hanno creato non poche difficoltà alla pubblicazione in patria. Il taiwanese Chi Ta-Wei (1972) esplora i temi dell’identità di genere, sullo sfondo di un mondo trasformato dai cambiamenti climatici in Membrana (1995), romanzo elogiato dalla critica per la lucidità con cui ha saputo anticipare molti dei temi più attuali della speculative fiction contemporanea. Dalla Corea del Sud arriva Bae Myung-Hoon (1978), autore dall’inconfondibile vena satirica che serpeggia fin dalle sue prime storie, ambientate nello scenario condiviso di un grattacielo di 674 piani in conflitto con gli Stati limitrofi (La torre, 2009), per esplodere dirompente nell’ultimo In orbita! (2020).
È nato in Cina nel 1976 ma vive negli Stati Uniti dall’età di undici anni Ken Liu, già citato per le sue traduzioni dal cinese ma a sua volta autore molto raffinato, tra i più apprezzati e influenti della sua generazione. La sua narrativa esplora tutti i versanti del fantastico, dalla fantascienza al fantasy passando per il realismo magico e la reinvenzione della mitologia cinese. Protagonista di una tripla affermazione, più unica che rara, ai premi Hugo, Nebula e World Fantasy con il racconto Il serraglio di carta, tra i suoi scritti di carattere fantascientifico ci corre l’obbligo di ricordare la novella L’uomo che mise fine alla storia (2011), incentrata su un’indagine storica condotta attraverso una tecnologia rivoluzionaria che consente di assistere agli eventi del passato senza possibilità di replica. L’obiettivo del protagonista è far luce su una delle pagine più spietate e atroci dell’occupazione giapponese in Cina, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Ma riuscirà a farsi carico fino in fondo delle implicazioni del suo gesto, messo in discussione da larga parte della comunità scientifica e dichiarato illegittimo dalle autorità giapponesi? Mono no Aware e altre storie è un’agile antologia che riunisce quattro racconti dell’acclamato autore sino-americano. Il titolo del racconto omonimo, vincitore del premio Hugo nel 2013, deriva dal termine giapponese usato per descrivere “la consapevolezza della precarietà delle cose e il lieve senso di rammarico che comporta il loro trascorrere”, ed è un sentimento che lega queste storie, incentrate sul rapporto tra figli e genitori, in un mondo che scorre inesorabilmente verso orizzonti futuri sempre più labili e sfuggenti.

Un giro del mondo in 80 titoli
Se i processi di globalizzazione in corso dalla fine del Novecento hanno finora rappresentato soprattutto una condivisione di problemi, piuttosto che di opportunità e benessere concreto, come dimostrato in maniera lampante dalla pandemia di COVID-19, è anche vero che il livello di interconnessione raggiunto tra le diverse sfere socio-culturali un tempo nazionali ha significato anche permeabilità di tematiche e di stili, facilità di accesso a produzioni un tempo molto più lontane (sia in termini spaziali che temporali) e un’influenza crescente sull’immaginario globale esercitato da scuole, tradizioni e movimenti un tempo troppo distanti da risultare sufficientemente efficaci. È il caso sicuramente della fantascienza cinese e delle altre produzioni asiatiche, ma possiamo ripetere il discorso anche per altri paesi. In Francia, per esempio, abbiamo una delle scene più vivaci d’Europa. Dopo l’exploit internazionale di Stelle morenti (1999), scritto a quattro mani con il collega Ayerdhal (1959-2015), Jean-Claude Dunyach (1957) si è visto tradurre in inglese un numero importante di storie. Alcuni racconti sono arrivati anche in Italia, tra questi ricordiamo Separazioni nel numero 44 di Robot e Il tempo, mentre evapora… (storia degli effetti di una strana catastrofe temporale sulla comunità che vive in un isolato villaggio musulmano) nel Millemondi Stelle che bruciano. Nato a Grenoble ma trasferitosi a Montreal e naturalizzato canadese, Maurice G. Dantec (1959-2016) ha visto adattati per il grande schermo due suoi romanzi degli anni Novanta incentrati sulla figura del mercenario Hugo Cornelius Toorop: nel 2002 La Sirena Rossa, dal romanzo omonimo del 1993, diretto da Olivier Megaton, con le interpretazioni di Jean-Marc Barr e Asia Argento, e nel 2008 Babylon A.D., dal romanzo Babylon Babies, diretto da Mathieu Kassovitz, con Vin Diesel e Michelle Yeoh.
È cittadina francese ma scrive i suoi romanzi direttamente in inglese Aliette De Bodard, nata nel 1982, di origini vietnamite, che si sta a poco a poco, ma in maniera inesorabile, meritatamente ritagliando un ruolo di primo piano nella letteratura fantastica. A farla conoscere agli appassionati di fantascienza è stato il racconto Immersione (2012), un piccolo gioiello che apre uno spiraglio su un universo alternativo del futuro che l’autrice dipinge con grande ricchezza di dettagli. Immersione è un racconto che parla di emarginazione e alterità, ambientato in una società galattica dai forti connotati postumani, in cui anche le intelligenze artificiali partecipano al suo radicale straniamento. Quello dipinto dell’autrice franco-vietnamita è un futuro ucronico scaturito da una divergenza storica che ha portato i cinesi a scoprire l’America prima degli europei e l’Impero Xuya a contendere l’egemonia degli aztechi del Grande Messico. Intorno a queste due superpotenze gravitano poi gli attori secondari della scena politica dell’ultimo mezzo secolo: Dai Viet, Maya, Impero Inca… I postumani che abitano le colonie spaziali sono i discendenti di queste antiche civiltà terrestri e hanno sviluppato una convivenza simbiotica con le intelligenze artificiali, che comandano le loro navi da guerra e governano i loro habitat spaziali. Altre opere ambientate nello stesso scenario sono i racconti La creatrice di astronavi, Fratello della nave e Lungo il fiume del cielo, che presentano rapporti interpersonali/familiari e conflitti collettivi in cui si incrociano le reciproche diversità di culture e tradizioni, andando a definire in maniera sempre più chiara e lucida la sovrapposizione tra le molteplici post-umanità di domani e il multiculturalismo di oggi. Nello stesso contesto si situano anche Le stelle che ci aspettano (pubblicato nel numero 72 di Robot), Due sorelle in esilio (incluso da David G. Hartwell nello Year’s Best SF 18 pubblicato nei Millemondi come Il futuro di vetro), Recuperare gli spettri (incluso da Gardner Dozois nello Year’s Best SF 34 pubblicato nei Millemondi Urania in due volumi come Mondi senza fine) e la novella Stazione rossa (2012): Stazione Prosperità si trova improvvisamente in mezzo a un’emergenza umanitaria provocata dall’entrata in guerra dell’Impero Dai Viet, proprio mentre l’IA dell’Onorevole Antenata che la guida combatte la sua ultima battaglia contro una malattia degenerativa che ne minaccia la sopravvivenza.

Come De Bodard, scrive prevalentemente in inglese il finlandese Hannu Rajaniemi (1978), che si è distinto con i tre romanzi di una saga postumana dal gusto barocco incentrata sul personaggio di Jean le Flambeur, formata da The Quantum Thief (2010), The Fractal Prince (2012) e The Causal Angel (2014), nessuno dei quali è ancora giunto ai lettori italiani. E lo stesso vale per l’olandese trapiantato in Scozia Michel Faber (1967), autore di bestseller internazionali come il fantascientifico Sotto la pelle (2000), adattato per il cinema nel 2013 (Under the Skin, per la regia di Jonathan Glazer, con Scarlett Johansson nel ruolo della protagonista), e lo storico Il petalo cremisi e il rosso (2002). Faber trae ispirazione da una dolorosa storia familiare per il suo ultimo romanzo, Il libro delle cose nuove e strane (2014), storia di un devoto uomo di fede inviato in missione su un lontano pianeta: qui si ritrova costretto ad affrontare la difficile prova di una lunga separazione dalla moglie, mentre lei, rimasta sulla Terra, davanti a un mondo sempre più nel caos per le catastrofi ambientali e l’instabilità politica, comincia a veder vacillare la propria fede.
È americana ma vive da tempo in Germania Ruth Nestvold (1958), autrice di interessanti esperimenti di scrittura ipertestuale e saggista, che nel 2003 con Il linguaggio segreto ci offre uno splendido esempio di indagine storica e antropologica costruito a partire da uno studio sulle abitudini linguistiche dei mejani, abitanti di un remoto pianeta che hanno sviluppato una lingua aperta a tutti i membri della comunità e una riservata alle sole donne. Come lei si è trasferito fuori dagli USA anche Benjamin Rosenbaum (1969), programmatore e sviluppatore di giochi, da diversi anni residente in Svizzera, che in pochi anni intorno alla metà del Duemila si segnalò per l’originalità dei suoi racconti, quasi tutti nominati ai più importanti e prestigiosi premi del settore. Grazie alla provvidenziale attenzione di Robot, i lettori italiani hanno avuto la possibilità di conoscere, rispettivamente sui numeri 48 e 54 i racconti Note biografiche a Una dissertazione sulla natura della causalità, con aero-plani, di Benjamin Rosenbaum (2004) e La casa oltre il cielo (2006). Dalla Svizzera proviene anche Lars Schlichting, che con la sua saga spaziale Lo spirito di Napa Tei è arrivato in finale al premio Urania, meritando la pubblicazione negli Speciali (2023). Arriva invece dalla Grecia Natalia Theodoridou, vincitrice del World Fantasy Award con L’involo. Una fiaba (2017).
Ha assimilato la lezione di Stanislaw Lem il polacco Jacek Dukaj (1974), pluripremiato per le sue storie che spaziano dall’ucronia all’indagine sui rapporti da scienza e potere, dalla religione al transumanismo, dal primo contatto all’intelligenza artificiale. Di suo sono arrivati ai lettori italiani il romanzo Gli imperi tremano (2004) e l’antologia La Cattedrale (2013): perfetti esemplari delle sensibilità eterogenee che si amalgamano nella sua penna, capace di far convivere le suggestioni della teoria del caos e la mistica della rivelazione, la violenza delle strade latino-americane e gli inquietanti dilemmi morali che si accompagneranno ai contatti con le misteriose entità che si nascondono nella notte cosmica. Il tutto narrato con impareggiabile grazia affabulatoria, e con pagine di terrificante bellezza, sospese tra abissi di orrore alieno (ma non solo) e spiragli di una irredimibile trascendenza.

Al di fuori del circuito anglosassone, molte sono anche le voci che dall’America Latina hanno fatto breccia nel panorama globale. Dall’Argentina, le potenti narrazioni di Mariana Enriquez (1973, Quando parlavamo con i morti, Le cose che abbiamo perso nel fuoco, La nostra parte di notte) e Samanta Schweblin (1978, Kentuki, Distanza di sicurezza, Sette case vuote, Uccelli vivi) spaziano nei territori di confine del fantastico, esaltando quella forma di straniamento che è alla base di tanta fantascienza contemporanea in storie che di volta in volta possiamo più appropriatamente ricondurre agli orizzonti del realismo magico, del weird, dell’horror e del thriller psicologico, ma che molto hanno da dire ai lettori di fantascienza abituati a guardare il presente attraverso le lenti deformanti del distopico. Nel suo romanzo d’esordio I corpi dell’estate, Martin Felipe Castagnet (1986) prende spunto dal mind uploading per imbastire una narrazione che non teme di sfidare il lettore sulle sempre attuali tematiche della differenza e della disparità di genere. Carlos Hernandez, americano di origini cubane, mette insieme filosofia e intrattenimento nei suoi racconti, apparsi sulle principali riviste USA, e antologizzati da Future Fiction in Guida cubana integrata alla santeria quantistica (2017). Un Brasile cyberpunk sull’orlo della Singolarità Tecnologica è quello che delinea Fabio Fernandes (1966) nei suoi racconti, riuniti sempre dalla casa editrice romana specializzata in World SF nella raccolta L’imitatore (2016). Fin dal suo esordio con Moxyland (2008), un romanzo cyberpunk ambientato in una Cape Town distopica in cui l’esplosione di bio e nanotecnologie ha esacerbato la divisione della società in classi, la sudafricana Lauren Beukes (1976) ha raccolto l’endorsement di autorevoli colleghi (non ultimo William Gibson): altri suoi titoli sono Zoo City (2010), un hard-boiled a forti tinte weird, Un mondo di donne (2020), su una madre in fuga con il figlio attraverso l’America dopo che una pandemia ha spazzato via quasi tutti i maschi dalla Terra, e The Shining Girls (2013), romanzo su un serial killer capace di viaggiare nel tempo, che nel 2022 ha ricevuto un adattamento seriale per Apple TV+, prodotto da Silka Luisa con Elisabeth Moss.

Lavie Tidhar: dalla fantascienza allo slipstream
Lavie Tidhar (1976), israeliano, cresciuto in un kibbutz fino all’età di 15 anni, quando ha cominciato a viaggiare molto per il mondo, dal Sud Africa al Laos e a Vanuatu, prima di stabilirsi a Londra, è stato molto attivo in questi anni sia come antologista (suo Il grande libro della fantascienza mondiale, che riunisce ventisei storie che spaziano attraverso tutto lo spettro tematico del genere, provenienti da ventuno paesi e quattro continenti, in cui ritroviamo molti degli autori fin qui citati in questa panoramica, e dove l’Italia è rappresentata da Francesco Verso), che come autore di racconti e romanzi che spaziano dalla fantascienza allo slipstream. La sua ucronia metanarrativa Wanted (2011), ambientata in un mondo in cui gli attentati dell’11 Settembre non sono mai avvenuti ma fanno parte dell’universo immaginario creato da uno scrittore nei suoi romanzi, si è aggiudicata il World Fantasy Award per il miglior romanzo. Un gioco di specchi tra realtà e finzione, tra possibilità e storia, che ritroviamo anche in Wolf (2015), su un’Europa del 1933 in cui i comunisti hanno preso il potere in Germania e causato la diaspora dei membri del Partito Nazionalsocialista. Altre sue storie: l’ancora inedito in Italia The Violent Century (2013), su una guerra fredda alternativa che le superpotenze hanno combattuto arruolando supereroi, il ciclo di storie Central Station (2016) che intreccia le vicissitudini di una galleria di personaggi che gravitano intorno all’omonima base spaziale di Tel Aviv, e La scappatoia (2021), un tour de force immaginifico tra echi western e suggestioni weird. Come lui, scrive in inglese anche Vandana Singh, nata a New Delhi ma specializzatasi negli USA con un dottorato in fisica delle particelle, membro del consiglio consultivo del METI (Messaging Extraterrestrial Intelligence) e autrice di storie che spaziano dalla condizione delle donne (La donna che si credeva un pianeta, incluso da Ann e Jeff VanderMeer nell’antologia Le visionarie) al cambiamento climatico (Entanglement, romanzo breve del 2014), dalla matematica (Infiniti, incluso da David G. Hartwell e Kathryn Cramer nell’Year’s Best SF 15 dedicato ai migliori racconti del 2008) alla space opera postumanista (Viaggio su Oblivion, nell’Year’s Best SF 14).

Chiudiamo questo veloce, certamente non esaustivo e parziale, giro del mondo immaginario approdando in Russia. Il campione della fantascienza mondiale e globalizzata è perfettamente rappresentato da Dmitrij Gluchovskij (1979), demiurgo della serie Metro, nata con i suoi romanzi Metro 2033 (2005), Metro 2034 (2009) e Metro 2035 (2015), e diventata ispirazione per una serie di videogiochi di grande successo sviluppati dallo studio ucraino 4A Games (Metro 2033, Metro: Last Night e Metro Exodus), oltre che per un universo condiviso interattivo a cui hanno contribuito molti altri autori da ogni angolo del mondo, ciascuno ampliando l’ambientazione originale (la lotta per la sopravvivenza dei superstiti scampati a un olocausto nucleare, rifugiatisi nelle gallerie della metropolitana di Mosca per sfuggire alla minaccia dei Tetri, mutanti che hanno sviluppato straordinarie capacità psichiche), per includere location del proprio paese di origine, tra i quali si segnalano il francese Pierre Bordage (con i romanzi Rive gauche, Rive droite e Cité, inediti in italiano) e l’italiano Tullio Avoledo (con i romanzi Le radici del cielo e La crociata dei bambini, che si affiancano alla sua già nota e apprezzatissima produzione originale, che vedremo meglio più avanti). Gluchovskij, molto critico con le derive totalitarie della Russia moderna, non ha risparmiato accuse al Cremlino in seguito all’invasione dell’Ucraina, ricevendone in cambio un mandato di arresto, l’inclusione nella lista degli agenti stranieri perseguibili dal Ministero della Giustizia e infine una condanna a 8 anni di prigione.
Ancora su uno sfondo distopico, tra horror e fantascienza, si muove Anna Starobinec (1978), di cui in Italia sono arrivati i romanzi L’età inquieta (2010) e Zero (2011). Autore molto inviso alle autorità russe, che ne hanno disposto il ritiro delle pubblicazioni dalle librerie del paese, è anche l’intellettuale, scrittore, drammaturgo e pittore Vladimir Sorokin (1955), tra i firmatari di un appello per la libertà di informazione e cronaca sulla guerra di invasione, che dal 2022 vive in esilio a Berlino. Tra surrealismo e avanguardia si muovono La tormenta (2010) e Manaraga (2017), mentre La giornata di un Opricnik (2006) e il suo seguito Cremlino di zucchero (2008) compongono il ritratto ante litteram di una Russia distopica e del nuovo ordine emerso da una restaurazione neozarista, nel più totale isolamento dal resto del mondo.

(continua)

Letture
  • Autori vari, Il futuro di vetro e altri racconti, a cura di David G. Hartwell, Mondadori, Milano, 2014.
  • Autori vari, Il grande libro della fantascienza mondiale, a cura di Lavie Tidhar, Fanucci, Roma, 2022.
  • Autori vari, Infiniti, a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer, Mondadori, Milano, 2015.
  • Autori vari, Mondi senza fine. Parte 1, a cura di Gardner Dozois, Mondadori, Milano, 2018.
  • Autori vari, Nove inframondi, a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer, Mondadori, Milano, 2013.
  • Autori vari, Stelle che bruciano, a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer, Mondadori, Milano, 2008.
  • Autori vari, Le visionarie, a cura di Ann e Jeff VanderMeer, Nero Editions, Roma, 2018.
  • Basma Abdel Aziz, La fila, Nero Editions, Roma, 2018.
  • Tullio Avoledo, Metro 2033. Le radici del cielo, Multiplayer Edizioni, Terni, 2011.
  • Tullio Avoledo, Metro 2033. La crociata dei bambini, Multiplayer Edizioni, Terni, 2014.
  • Ayerdal, Jean-Claude Dunyach, Stelle morenti, Fanucci, Roma, 2010.
  • Bae Myung-Hoon, La Torre, Add Editore, Torino, 2022.
  • Bae Myung-Hoon, In orbita!, Add Editore, Torino, 2024.
  • Lauren Beukes, Un mondo di donne, Fanucci, Roma, 2021.
  • Lauren Beukes, The Shining Girls, Il Saggiatore, Milano, 2013.
  • Martin Felipe Castagnet, I corpi dell’estate, Zona 42, Modena, 2022.
  • Chen Qiufan, L’eterno addio, Future Fiction, Roma, 2016.
  • Chen Qiufan, Marea tossica, Mondadori, Milano, 2020.
  • Chi Ta-Wei, Membrana, Add Editore, Torino, 2022.
  • Jean-Maurice Dantec, Babylon A.D., Hobby & Work Publishing, Milano, 2008.
  • Jean-Maurice Dantec, La Sirena Rossa, Hobby & Work Publishing, Milano, 2006.
  • Aliette de Bodard, La creatrice di astronavi, Delos Digital, Milano, 2015.
  • Aliette de Bodard, Fratello della nave, Delos Digital, Milano, 2015.
  • Aliette de Bodard, Immersione, Delos Digital, Milano, 2014.
  • Aliette de Bodard, Lungo il fiume del cielo, Delos Digital, Milano, 2016.
  • Aliette de Bodard, Stazione rossa, Delos Books, Milano, 2013.
  • Giovanni De Matteo, Il problema dei tre corpi, Fantascienza.com, Delos Digital, Milano, 2018.
  • Jacek Dukaj, La Cattedrale, Voland, Roma, 2013.
  • Jacek Dukaj, Gli imperi tremano, Transeuropa, Ancona, 2012.
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  • Mariana Enriquez, La nostra parte di notte, Marsilio, Venezia, 2021.
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  • Michel Faber, Il libro delle cose nuove e strane, Bompiani, Milano, 2016.
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  • Dmitrij Gluchovskij, Metro 2034, Multiplayer Edizioni, Terni, 2011.
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  • Han Song, Oceano rosso. Il nostro presente / Il nostro passato, Add Editore, Torino, 2023.
  • Han Song, Oceano rosso. Il passato del nostro passato / Il nostro futuro, Add Editore, Torino, 2024.
  • Hao Jingfang, Pechino pieghevole, Add Editore, Torino, 2020.
  • Hao Jingfang, Vagamondi, Mondadori, Milano, 2024.
  • Carlos Hernandez, Guida cubana integrata alla santeria quantistica, Future Fiction, Roma, 2017.
  • Nalo Hopkinson, Il pianeta di mezzanotte, Mondadori, Milano, 2002.
  • Liu Cixin, Il problema dei tre corpi, Mondadori, Milano, 2017.
  • Liu Cixin, Il problema dei tre corpi. Trilogia, Mondadori, Milano, 2023.
  • Liu Cixin, La materia del cosmo, Mondadori, Milano, 2018.
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  • Ken Liu, Mono no Aware e altre storie, Future Fiction, Roma, 2015.
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